12-009 Fascisti triestini a Rovigno
Fascisti triestini a Rovigno

11. Il fascismo di confine

Nella Venezia Giulia il movimento fascista, che si autodefinisce «di confine», è violentemente antislavo e si presenta sulla scena pubblica incendiando il Narodni dom (casa della nazione) di Trieste, simbolo dello slavismo urbano. Dopo la presa del potere il fascismo avvia una politica di «bonifica etnica» delle minoranze slave. Tutte le organizzazioni slovene e croate vengono sciolte, i loro dirigenti perseguitati come pure il clero slavo, mentre sono costretti ad andarsene i vescovi che lo difendono, slavi o italiani che siano. Vengono proibiti l’insegnamento e l’uso pubblico delle lingue slave ed anche il loro uso privato diviene rischioso. Vengono sistematicamente italianizzati toponimi e cognomi. Viene favorita l’emigrazione slava in Jugoslavia e in America. Fra le due guerre mondiali tutti gli Stati sorti dalla dissoluzione degli imperi asburgico, ottomano e zarista opprimono le minoranze rimaste «dalla parte sbagliata della frontiera». Fra le altre, la politica di snazionalizzazione fascista si distingue per radicalità di propositi e durezza di comportamenti. Parallelamente, le vessazioni delle autorità jugoslave riducono ai minimi termini la minoranza italiana rimasta in Dalmazia.

Testo d’approfondimento

L’annessione all’Italia non pone termine ai contrasti nazionali nella Venezia Giulia. Il movimento fascista, che qui si autodefinisce «di confine», esprime una forte aggressività antislava. La sua prima uscita pubblica consiste nell’incendio del Narodni dom (casa della nazione) di Trieste, sede di varie organizzazioni slovene e croate e simbolo dello slavismo urbano. Il fascismo può contare sulla simpatia, se non a volte sull’aperta connivenza, di autorità civili e militari, che guardano alla presenza slovena e croata come a un possibile pericolo, o perlomeno un corpo estraneo alla società ed allo Stato italiano.

Dopo la presa del potere il fascismo avvia una politica di «bonifica etnica» delle minoranze slave, cioè di distruzione della loro identità nazionale. Il progetto prevede la dispersione della classe dirigente e l’assimilazione forzata delle masse. Tutte le organizzazioni slovene e croate vengono sciolte, i loro dirigenti perseguitati, perseguitato pure il clero slavo e costretti ad andarsene i vescovi che lo difendono, slavi o italiani che siano. Fra questi ultimi spicca la figura del goriziano mons. Luigi Fogar. La stampa in lingua slovena e croata è vietata, vengono proibiti l’insegnamento e l’uso pubblico delle lingue slave, mentre anche il loro uso privato diviene rischioso. Promuovere cori religiosi in sloveno può condurre alla morte. Vengono sistematicamente italianizzati toponimi e cognomi. Viene favorita l’emigrazione slava in Jugoslavia e in America.

Fra le due guerre mondiali tutti gli Stati sorti dalla dissoluzione degli imperi asburgico, ottomano e zarista in vario grado opprimono le minoranze rimaste «dalla parte sbagliata della frontiera». In questo quadro, la politica di snazionalizzazione fascista si distingue per radicalità di propositi e durezza di comportamenti, anche se i suoi risultati sono inferiori alle aspettative del regime. Fra la popolazione slava oppressa si diffonde l’equazione italiano = fascista. Parallelamente, le vessazioni delle autorità jugoslave riducono ai minimi termini la minoranza italiana rimasta in Dalmazia.

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Fascismo di confine

Bonifica etnica fascista

Leggi razziali

L’Italia negli anni Venti, tra aspirazione all’egemonia nei Balcani e politica di pace obbligata

Le vie della memoria

Il rogo del Narodni dom, 1920

La devastazione della Sinagoga, 1942

Documenti relativi all’incendio del Narodni dom di Trieste 

 

Originali conservati presso l’Archivio di Stato di Trieste

Documenti 

  • Discorsi di Pietro Belli, Benito Mussolini e Francesco Giunta
  • Testimonianze letterarie sull’incendio del Narodni Dom
  • Testimonianze riguardanti l’oppressione fascista contro le minoranze slovena e croata in Italia

Lezioni

Fascismo di confine – I (Anna Vinci)

Fascismo di confine – II (Anna Vinci)

Leggi razziali (Tullia Catalan)

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